Anno record per l’azienda di illuminotecnica del Trevigiano, fatturato a 4,4 milioni di euro. Dalle navi superlusso ai musei, ecco come i pionieri del led illuminano cantieri iconici. Il Ceo, Alessandro Piovesan: “Con la luce doniamo bellezza ai luoghi”
Un anno luminoso quello di Glip, azienda specializzata in produzioni sartoriali di illuminotecnica. Grazie ad una serie di ordinativi dall’estero, l’azienda è quasi raddoppiata di dimensioni. Lo scorso anno il fatturato si era chiuso a 3,1 milioni di euro, il 2024 porta l’asticella a 4,4 milioni (+40%). Ne ha giovato l’occupazione, sono state assunte infatti cinque persone, ora tra dipendenti e collaboratori in azienda lavorano una trentina di professionisti.
Glip oggi opera su circa 3000 metri quadri di spazi produttivi nell’headquarter di Quinto di Treviso, nel Trevigiano. Il 2025 rappresenta un anno di svolta: l’azienda infatti è diventata Srl, nella proprietà è entrato Rohan Sottana come nuovo socio col ruolo project manager senior, ha l’obiettivo di rilanciare il brand e la rete commerciale anche grazie ad una nuova sede a Londra. Lo sviluppo passerà anche dalle sedi commerciali italiane tra Lombardia (Milano e Bergamo), Roma e Torino.
“La luce è l’essenza stessa del nostro vivere, e il nostro lavoro è portare la luce negli spazi che progettiamo”, dichiarano Alessandro Piovesan e Rohan Sottana. “La nostra passione artigianale per il dettaglio e la nostra capacità di industrializzare il processo di creazione di queste fonti luminose ci ha fatto conoscere nel corso degli anni in Italia. Adesso il nostro obiettivo è l’espansione all’estero, partendo dalla sede commerciale di Londra che abbiamo da poco aperto. Londra è la capitale della progettazione e da lì vorremmo partire per raggiungere Dubai e Abu Dhabi e quel mercato; ma stiamo cercando di avvicinare anche il mercato svizzero. Sempre con una certezza, rimarremo i sarti della luce”.
Glip (il nome è l’acrostico di “Global Lighting Partner”) è un unicum nel settore dell’illuminotecnica per la capacità di gestire internamente l’intero iter di produzione delle lampade, persino sul livello di progettazione del chip che serve a far funzionare i sistemi. Il tutto viene gestito con innovazioni tech, come l’utilizzo di sofisticate stampanti 3D, che permettono la realizzazione di opere sartoriali, personalizzate in base alle necessità degli ambienti e dei luoghi che si vogliono illuminare. Glip difende il proprio know con alcuni brevetti specifici, ad esempio quello di un sistema di movimentazione interno alla lampada che grazie a dei rocchetti in rotazione permette il passaggio della corrente elettrica. Ma ha anche capacità di piccola carpenteria, con una officina per la lavorazione degli estrusi di alluminio.
La storia aziendale inizia nel 1996, un’era pionieristica per il led. Il fondatore, Alessandro Piovesan, al tempo aveva 17 anni e le idee ben chiare: voleva entrare nel mondo dell’artigianato della luce. Era giovanissimo, ma ebbe il completo sostegno del padre Mirto, che lo appoggiò in ogni sua scelta. E così, iniziando dal proprio garage, ha acceso un percorso che lo ha portato a confrontarsi con architetti e design della luce, fino alla decisione di specializzare l’azienda nella realizzazione dei progetti più difficili e particolari con l’allora nuovissima tecnologia led, diventando “lighting partner” di progetti di livello internazionale riuscendo a conquistare anche il premio “Venetian Smart Lighting Award” con il prodotto Diapason.
Tra i lavori iconici, che hanno reso Glip celebre, c’era stata l’operazione di re-lamping del megastore di Benetton, che fu il primo in Italia ad essere illuminato solamente a led. Era il 2008, sembra una vita fa. Durante il Covid l’azienda era riuscita a progettare una lampada con capacità di sanificazione dell’aria presente nell’ambiente, capace di eliminare i batteri. Un progetto portato a termine in poco tempo, che aveva risposto all’emergenza grazie alle competenze artigianali presenti in azienda e che arrivava ad usare polveri di titanio.
SCHEDA DI APPROFONDIMENTO
I SERVIZI DI GLIP Dall’ideazione del concept alla creazione del prototipo, dal singolo pezzo alla produzione in serie, Glip ingegnerizza e realizza svariate tipologie di corpi illuminanti e installazioni luminose in Italia e all’estero. I servizi di Glip vanno dall’ideazione del concept alla creazione del prototipo fino all’assemblaggio, con lo studio di soluzioni illuminotecniche su misura. L’azienda si occupa di supporto tecnico nello studio del concept, calcolo illuminotecnico, moodboard, supporto in gara d’appalto per la progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva, stima dell’investimento e del risparmio energetico. Ma prima ancora fornisce i servizi basilari per la realizzazione del prodotto: lo studio del prototipo 3d, il customer care service e l’assistenza tecnica.
I PROGETTI DI GLIP Oggi in Glip si progettano sistemi di illuminazione a tecnologia Led per interni ed esterni, adatti ad ogni tipo di installazione, da quella residenziale al retail, dal museale all’hospitality. Dall’ideazione del concept alla progettazione tecnica all’avanguardia, legata alla ricerca e selezione delle materie prime, fino alla realizzazione e agli accurati test sui prodotti, il ciclo di produzione è completamente interno. Tra i progetti più interessanti che Glip ha portato a termine ce ne sono in navi di superlusso e nel segmento residenziale luxury; importanti interventi anche nelle sedi di fondazioni e musei, senza dimenticare centri direzionali, intere lottizzazioni che avevano bisogno di un arredo urbano innovativo e tutto il mondo della ristorazione e dell’ospitalità, con interessanti interventi in hotel 5 stelle. Decisivo il ruolo di Glip anche nel donare luce ai negozi del fashion e ad alcune catene di supermercati. LE CERTIFICAZIONI Nel corso del 2024 l’azienda ha ottenuto le certificazioni ISO14001 e ISO45001 e che sta lavorando per l’ottenimento della certificazione ISO9001 entro il 2025.
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Informazioni
Columbia, marchio di punta della Columbia Sportswear Company di Portland, Oregon, crea abbigliamento, calzature, accessori e attrezzature innovative per gli appassionati di outdoor dal 1938. Columbia è diventato un marchio leader a livello mondiale incanalando la passione per la vita all’aria aperta e lo spirito innovativo in tecnologie e prodotti performanti che mantengono le persone calde, asciutte, fresche e protette tutto l’anno. Per saperne di più, visitare il sito web dell’azienda all’indirizzo: www.columbiasportswear.it
“AI Experience con 101Ò”, l’ente di formazione del sistema confindustriale veneto pubblica una guida pratica su come l’intelligenza artificiale possa servire per la gestione del personale nelle aziende. Il manuale è frutto del lavoro di un team multidisciplinare di trainer, coach, facilitatori, IT e progettisti della formazione. Il direttore generale di Fòrema, Matteo Sinigaglia: “Siamo chiamati a sostenere le aziende nel superare le barriere culturali e la resistenza al cambiamento, molte hanno ancora paura”
Un libro concepito da un gruppo di trainer Fòrema. Una guida pratica e adattabile, che educa e ispira coach ed HR a integrare l’AI in modo consapevole e strategico. Un manuale pensato come uno strumento imprescindibile per chiunque voglia esplorare e sfruttare l’intelligenza artificiale nel mondo delle risorse umane. Stiamo parlando di “AI Experience con 101Ò. Una guida pratica (in continuo aggiornamento) per orientare HR Manager, Coach e Trainer nel mondo dell’Intelligenza Artificiale applicata alla formazione e allo sviluppo” (stampa Grafica Veneta, edizioni Fòrema, 180 pagine, 14,9 euro, in vendita su Amazon e Kindle).
È questo l’ultimo lavoro collettivo, che porta la firma di dieci componenti dell’AI Development Team di Fòrema, ente di formazione del sistema confindustriale veneto. Si conferma così la volontà di portare avanti anche un progetto editoriale da parte dell’azienda padovana: questa pubblicazione arriva dopo “Il valore del capitale umano – 40 anni di Fòrema nella formazione e nel lavoro” a firma del direttore generale Matteo Sinigaglia e del responsabile dei progetti finanziati Roberto Baldo.
Il manuale è il frutto di un progetto editoriale ambizioso e rigoroso, sviluppato per rispondere alle esigenze di comprensione e adozione dell’AI in ambito HR. Ideato con il sostegno dei team di lavoro di Fòrema, società riconosciuta per la sua capacità di anticipare le tendenze e innovare la formazione aziendale, il volume si pone come una risorsa essenziale per i professionisti del settore. La visione di Fòrema, azienda pioniera nell’innovazione formativa, è stata fondamentale nella creazione di questo volume, che si propone come un “contenitore di conoscenza” aggiornabile per rispondere alla continua evoluzione tecnologica.
Il libro esplora una vasta gamma di applicazioni pratiche dell’AI, affrontando le sue implicazioni nei processi HR: dalla creazione automatizzata di job description prive di bias, all’ottimizzazione dell’inserimento dei nuovi dipendenti in azienda e al miglioramento dello sviluppo dei talenti. Ciascuna sezione è arricchita da esempi pratici, frutto delle sperimentazioni condotte dal team di Fòrema, che ha testato le opportunità offerte dai modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) e altre tecnologie emergenti.
“La pubblicazione include anche approfondimenti sull’importanza della gestione dei dati e dell’etica nell’uso dell’AI”, spiega il direttore generale di Fòrema Matteo Sinigaglia. “Questo approccio rispecchia la nostra filosofia, che mira a rendere l’AI una risorsa condivisa, accessibile e sicura per tutte le realtà aziendali, promuovendo al contempo la diversità e l’inclusività nei processi decisionali. Il nostro lavoro è quello di essere consulenti aziendali, dei formatori e dei coach. Siamo chiamati non solo a insegnare l’uso delle nuove tecnologie, ma anche a sostenere le aziende nel superare le barriere culturali e la resistenza al cambiamento. Il manuale mostra come il loro contributo possa aiutare le organizzazioni a sfruttare appieno il potenziale dell’AI per migliorare l’efficienza operativa e la gestione del capitale umano”.
Aggiunge Chiara Milani, learning designer in Fòrema e curatrice del progetto: “L’obiettivo del nostro lavoro di team è di capire come l’AI possa essere un supporto per chi ogni giorno lavora con le persone considerando questo strumento come un nostro collega, un alleato per guadagnare tempo da reinvestire nelle relazioni con le persone dell’azienda”.
Il volume affronta anche il ritardo tecnologico che spesso caratterizza le piccole e medie imprese, esplorando le cause profonde di questo fenomeno, come la paura dell’ignoto e la percezione di complessità legata all’adozione dell’AI. Fòrema, grazie alla sua esperienza e al progetto editoriale, dimostra come l’AI possa essere un alleato potente, capace di portare innovazione e vantaggi competitivi quando integrata con competenza e visione.
“Il manuale si conclude con un invito esplicito professionisti e professioniste HR, trainer e coach a cogliere le opportunità offerte dall’AI per trasformare le pratiche aziendali”, concludono gli autori. “La pubblicazione si pone come faro di riferimento per coloro che desiderano non solo comprendere, ma applicare l’AI in modo efficace e responsabile, contribuendo alla costruzione di un futuro in cui l’intelligenza artificiale e quella umana collaborano per migliorare l’efficienza e il benessere delle organizzazioni”.
GLI AUTORI DEL TESTO (IN ORDINE ALFABETICO)
Enrico Agrusti. Data scientist per Fòrema con una passione per l’intelligenza artificiale. Forte sostenitore della sinergia tra tecnologia e didattica, e del suo potere nella trasformazione del modo in cui apprendiamo e cresciamo.
Daniela Bastianoni. Docente, consulente d’azienda e temporary manager specialista di Marketing strategico, Business Innovation, vendite e soft skills per la comunicazione efficace con i metodi esperienziali. Innovation manager iscritta nell’albo MIUR, mi occupo di progetti di digitalizzazione e transizione ecologica, marketing e sviluppo commerciale. Approccio l’AI nella formazione come un utilissimo strumento di innovazione, ma senza dimenticare che il vero driver dell’innovazione rimane l’intelligenza umana.
Davide Carpanese. Psicologo clinico e del lavoro, Psicoterapeuta ad indirizzo cognitivo costruttivista. Coach e formatore esperienziale, mi occupo di psicoterapia, psicologia individuale e di gruppo, formazione esperienziale, selezione e formazione del personale. Sono un Trainer Internazionale Certificato in ambito automotive, dedicato alla relazione con i Clienti con un focus tecnico sul prodotto, sull’assistenza alla guida nei momenti di distrazione e sulla digitalizzazione dell’esperienza dei Clienti, sia durante il processo di vendita che all’interno dell’abitacolo. Appassionato di storytelling e Teatro di Improvvisazione, ne sperimento l’approccio dinamico, basato sull’esperienza concreta, in diversi contesti.
Gianluca Celeste. Psicologo del lavoro e delle organizzazioni, facilitatore esperienziale e coach master universitario in «Organizzazione della formazione» e in «Governance e sicurezza sul lavoro». Mi occupo da 20 anni di formazione professionale, in partnership con società di respiro nazionale e multinazionale. Il focus principale di riferimento è incentrato sulle azioni di miglioramento per la crescita delle competenze manageriali, lo sviluppo organizzativo e l’area comportamentale della sicurezza sul lavoro in chiave esperienziale. Sono aperto alla scoperta dei nuovi orizzonti che sta ampliando l’AI, bagaglio di preziosi strumenti per lo sviluppo e la crescita professionale delle persone e delle organizzazioni.
Leonardo Frontani. Consulente e formatore, partner di Fòrema. Sono Laureato in Economia e da oltre 20 anni lavoro con i gruppi nelle organizzazioni profit su temi che investono i processi, le persone ed il prodotto. Sono stato il catalizzatore di questa iniziativa.
Alessandro Martorelli. Consulente Direzionale, Project Leader in Lean Organization e Scrum Master certificato. Ho ricoperto ruoli di Direzione nelle Operazioni e nell’Organizzazione per aziende multinazionali ed oggi coordino progetti di trasformazione aziendale in diversi settori. Esperto in strategie Lean e Agile, sono specializzato nella formazione di team ad alte prestazioni. Con l’AI ho creato un team perfetto: facciamo Lean insieme… lei accelera, io semplifico!
Chiara Milani. Learning Designer e Specialist dell’Area People Management in Fòrema. Con una formazione da Psicologa del lavoro, ho sviluppato una profonda passione per l’intelligenza artificiale, che vedo come uno strumento chiave per accelerare l’apprendimento e migliorare le performance lavorative. La mia passione per la formazione e per l’AI mi porta a ricercare costantemente nuove soluzioni per rivoluzionare l’approccio alla formazione e allo sviluppo professionale.
Andrea Petromilli. Psicologo del lavoro, sono impegnato nella ricerca e sperimentazione di strumenti innovativi per la formazione orientata allo sviluppo personale e professionale. Come formatore e facilitatore applico l’approccio esperienziale per il team building e le relazioni generative all’interno dei gruppi di lavoro anche sulle tematiche della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Sto trovando negli strumenti AI un “valido team” di confronto e supporto per valorizzare ulteriormente la mia curiosità e formazione “sapendo di non sapere” verso la sperimentazione di nuove possibilità operative per la formazione e la facilitazione.
Anna Sekou. Sono una trainer e business coach certificata, specializzata in gestione aziendale e UX design, con un focus sull’ottimizzazione delle strategie di comunicazione. Sono profondamente interessata all’intelligenza artificiale e alla sua applicazione nella formazione, riconoscendo il suo potenziale per trasformare l’apprendimento. Credo nell’autoconsapevolezza e nel miglioramento personale come strumenti chiave per servire la comunità. Con passione, creo spazi di apprendimento interattivi dove le persone sviluppano competenze comunicative e relazionali, promuovendo una cultura di relazioni positive nelle organizzazioni.
Chiara Tarantino. Coach, Soft Skill Trainer e Facilitatrice. Esperienza aziendale pregressa nell’ambito marketing e vendita. Nonostante i 52 anni, tendo ad affrontare le novità con un approccio da ‘nerd’ rimanendo sempre affascinata dalle nuove tecnologie. Amo usare l’AI per avere più tempo per stare con le persone in natura e facilitarle nel loro apprendimento e per offrire loro un/una copilota “artificiale” per sostenere questi loro apprendimenti nella vita di ogni giorno.
Completata dopo 5 anni, immersa nel parco
storico di Villa Paglia e all’avanguardia per l’innovazione spaziale e per la
sostenibilità energetica, la nuova scuola dell’infanzia Arca di Noè nel comune
di Alzano Lombardo, disegnata da C+S Architects con la collaborazione dello
studio Capitanio Architetti, è radicata nel territorio ma anche nella storia
del design italiano. Maria Alessandra Segantini: “È un progetto innovativo di
concepire gli spazi, una forma di abbattimento dei muri che, attraverso la
trasparenza e l’intervisibilità, privilegia la socializzazione, la creatività
dei bambini e dei loro insegnanti coinvolgendo anche le famiglie e la
comunità.”
Il 7 gennaio 2025, 125 bambini di Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo, entrano per la prima volta nella nuova scuola dell’infanzia ‘Arca di Noè’: un padiglione prezioso rivestito in mosaico di vetro bianco e serramenti in bronzo, scandito da una serie di shed in copertura e immerso nel parco storico di Villa Paglia. L’intervento, il cui costo è pari a 5,5 milioni di euro, finanziati da Regione Lombardia, Gse, Fondazione Cariplo e dal Comune di Alzano Lombardo si sviluppa su porzione di circa 3.380 mq del complesso di Villa Paglia e del suo parco vincolati entrambi dalla Soprintendenza ai BBAA ed estesi su una superficie di 15.865 mq.
A firmare il progetto è lo studio C+S ARCHITECTS di Carlo
Cappai e Maria Alessandra Segantini, con uffici a Treviso e Londra, in
collaborazione con lo studio Capitanio di Bergamo (coordinamento locale, direzione
lavori, sicurezza e computi), e con la consulenza strutturale dello studio
Myallonier, impiantistica dello studio MCZ, acustica di Andrea Breviario e
geologica dello studio Castaldia.
Cappai e Segantini lavorano da più di vent’anni su
progetti di edilizia scolastica. Le loro scuole sono conosciute a livello
internazionale, sono state utilizzate come best-practice per scrivere le linee
guida del MIUR e sono state esposte alla 15° Biennale di Architettura di
Venezia con l’installazione EDUcare nel 2016.
Scrivono Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini: “In qualità di architetti e ricercatori, riconosciamo alle scuole un importante ruolo di politico – dal greco polis, comunità – allo spazio della scuola. Sono spazi pubblici che costruiscono comunità. Ci piace pensare alle nostre scuole come Piazze dei Piccoli Centri Urbani. Il centro infanzia di Alzano Lombardo è per noi un’occasione per tradurre una parte dell’eredità di quel territorio e trasformarlo in una risorsa per la comunità. La trasformazione del parco di Villa Paglia è una di queste eredità che si trasforma in potenzialità, alla scala urbana, alla scala architettonica e alla scala dell’esperienza fisica dei cittadini. Abbiamo concepito questo edificio scolastico immaginando la possibilità di realizzare uno spazio che possa essere usato da tutta la comunità, in tempi diversi e vissuto dagli studenti, dai docenti e dai ragazzi come un grande polo culturale trasparente e aperto che stimola la curiosità e lo scambio di esperienze e conoscenze”.
Project: C+S Architects. web.cipiuesse.it
L’area dove sorge la nuova scuola ha una superficie
di 3.380 mq. ed era l’area “degli orti” di Villa Paglia a nord del giardino
ornamentale, da cui è separata ad ovest, da un pergolato costituito da una doppia
fila di colonne in graniglia di cemento. A nord e ad est è delimitata da alti
muri parte in pietra e parte in calcestruzzo che la separano rispettivamente da
via Montelungo e da una proprietà privata. Altimetricamente è articolata su più
livelli, con un dislivello medio di circa mt 3,50, separati da un muro di
contenimento in ciottoli di fiume.
In continuità con i muri di contenimento in sassi
che disegnano la continuità tra le diverse quote del paesaggio della Val
Seriana, il progetto fa propria la regola topografica della costruzione di muri
di contenimento – il DNA del luogo – innestando, sull’ingresso da Via
Montelungo, un nuovo muro in cemento armato pigmentato di rosso e disattivato
con inerti a vista per creare continuità e armonia con il paesaggio
circostante. In corrispondenza dell’ingresso, il muro diventa spazio per
alloggiare i contatori, ma anche tessitura con la recinzione metallica che
segue le pieghe della strada e un cancello rosso con il logo della nuova
scuola. All’arrivo, da via Montelungo, della scuola si vedono solo gli shed di
copertura, omaggio al glorioso passato industriale di Alzano, che suggeriscono
la metafora della scuola come ‘fabbrica del sapere’. Un passato industriale
che ha reso famosa Alzano Lombardo per il cemento bianco che ancora oggi si
chiama ‘bianco Alzano’: un colore che definisce l’identità della nuova scuola,
che gli architetti vogliono rivestita in tessere bianche di mosaico di vetro.
Un dettaglio che è anche un omaggio ai Maestri dell’architettura Italiana del
Dopoguerra.
Il muro di cemento rosso disattivato incide il
paesaggio trasformandosi in una rampa-gioco che i
bambini riconosceranno come identità della loro scuola. Una rampa, che è anche
seduta dove sono incise le figure degli animali del famoso puzzle che Enzo
Mari ha disegnato per Danese nel 1957.
“Le domeniche, sopra un tavolino davanti al camino,
la mamma e la nonna sparpagliavano gli animali di Enzo Mari e io e mia sorella
giocavamo a ricostruire il puzzle. Amavo quel gioco, amavo toccare il legno,
amavo vedere come tutti i pezzi componevano un insieme dove tutte le figure si
abbracciavano… il calore di quel momento era custodito da qualche parte nella
memoria per riaffiorare quando ho iniziato a pensare alla scuola di Alzano…
volevo che ogni bambino provasse quel calore nella mia scuola… quell’idea di
stare insieme, quel piacere di giocare imparando. Per questo ho proposto al
team di incidere quegli animali lungo il percorso che conduce alla scuola, come
se la scuola diventasse un’arca di Noè che salva il mondo… e dove tutti,
animali, bambini, piante si abbracciano”, così l’architetto Maria Alessandra
Segantini racconta l’incipit del progetto.
Durante il percorso, la scuola comincia a comparire
tra le faglie della rampa, che, alla quota di ingresso diventa spazio: l’ippopotamo
ospita il deposito passeggini e tricicli, il maiale e il toro diventano
l’areazione della centrale termica. È un tema delicato quello di questo
progetto, sta sulla soglia tra architettura e paesaggio e viene sviluppato
facendo conversare il volume del muro rosso grezzo della rampa incisa degli
animali con un prezioso volume trasparente in tessere di mosaico di vetro
bianco e grandi vetrate riquadrate da una struttura sottile in bronzo, che
riflette il gioco colorato dei bambini e, allo stesso tempo, il paesaggio e il
cambio delle stagioni del giardino secolare.
E
qui le facciate in mosaico di vetro bianco fanno il contraltare prezioso al
paesaggio del muro colorato: i due materiali si incontrano a terra in una linea
precisa: da un lato il cemento rosso grezzo scopato ai piedi del muro che
cambia colore e diventa Levocel a grana fine bianco ai piedi della facciata di
mosaico. Quest’ultima, costruita con tessere di 14 mm lavorate in sezione, si
accende di sfumature sempre diverse in ogni momento del giorno e della sera,
giocando con le ombre e i riflessi delle luci e del paesaggio.
Nonostante
si sviluppi su un unico livello, la scuola esplode all’interno in altezza
grazie a una sezione complessa che raccoglie la luce non solo dalle grandi
vetrate della facciata, ma anche dalla copertura a shed, memoria della
vocazione industriale dell’area bergamasca, che permane come identità di questa
terra e che contribuirà a consolidarsi nell’esperienza dei bambini,
trasformandosi in eredità futura.
Il
layout della scuola è tripartito. La flessibilità è l’elemento determinante
del progetto. Nonostante sia stato dato un nome a tutti gli ambienti, il salone
centrale e le relazioni con le ali laterali permettono di utilizzare gli spazi
in molteplici modi e inventare metodi speciali per fare didattica, permettendo
agli insegnanti di esprimere al massimo la propria creatività a vantaggio
dell’educazione dei piccoli: tutti gli spazi si possono trasformare facilmente
in laboratori per l’arte, spazi per attività digitali e teatrali, palestrine,
spazi per il teatro. La stessa flessibilità permette l’utilizzo della scuola da
parte della comunità anche oltre l’orario scolastico, grazie alla presenza del
grande salone vuoto centrale che fa scorrere il verde del parco in tutte le
direzioni attraverso le vetrate che ne delimitano lo spazio.
Il
salone è spazio centrale di distribuzione ma anche spazio multifunzionale,
spazio delle potenzialità, dell’invenzione di eventi speciali. Due corti
interne scavano l’edificio come ‘stanze speciali a cielo aperto’ permettendo
anche ai più piccoli di stare all’aperto il più possibile senza pericoli,
essendo pavimentate con un tappeto antishock morbido e popolato dagli stessi
animali di Mari, colorati. Lo spazio centrale esplode in altezza scandito da
una sequenza di lucernari a shed impostati a 240 cm che portano la luce anche
nelle zone più interne della scuola: una luce indiretta, diffusa, che fa da
contraltare alla luminosità delle vetrate e delle corti.
Dall’ingresso,
la trasparenza delle corti permette di traguardare il giardino sul lato
opposto.
La
scelta dei materiali è delicata: affida al legno i punti di contatto tra i
bambini e lo spazio e favorisce l’intervisibilità tra tutti gli ambienti della
scuola. Grande attenzione è stata posta all’utilizzo di materiali per
garantire un’ottima acustica in ogni spazio.
“Abbiamo disegnato uno ‘spazio delle potenzialità’, dove ogni
ambiente può essere trasformato dalla creatività degli insegnanti o della
comunità che vi ruota intorno. Tutti gli spazi di distribuzione sono generosi e
possono essere trasformati in ‘spazi per attività speciali’ anche in orario
extra-scolastico. In questo modo la scuola diventa un epicentro per la comunità
e ne rafforza l’identità”-scrive Carlo Cappai.
Sul
lato ovest si aprono le 6 sezioni della scuola che si affacciano su parco di
Villa Paglia con i suoi alberi secolari e il pergolato storico, mentre verso il
salone una porta a vetri e una grande vetrata raccontano lo scorrere della vita
in ogni sezione. Il pavimento in linoleum bianco, steso sull’intera superficie
della scuola (inclusi i servizi igienici), è inciso in ogni aula da un animale
con un colore diverso, lo stesso colore utilizzato per le piastrelle di
ceramica lucida del corrispondente bagno della sezione.
Ogni aula è
attrezzata con una armadiatura fissa che si estende per tutta la sua lunghezza
della sezione, mentre sul lato opposto gli stessi animali di Mari, questa volta
in multistrato, diventano attrezzature didattiche e giochi a grande scala
disegnati ad hoc.
Ogni aula ha
un’uscita diretta verso il porticato esterno, che rende omaggio al dettaglio di
Terragni per l’asilo Sant’Elia di Como con una scansione di pilastri metallici
su cui sono montate tende esterne che si avvicinano alla facciata senza
toccarla. Sul sistema di pilastri staccati è anche inclusa l’illuminazione esterna
della scuola.
Sul lato opposto alle
aule si trovano la palestra, l’infermeria, le aule insegnanti, la cucina con
ingresso separato.
Opposto all’ingresso
è invece il generoso spazio della mensa che si apre sul giardino e le aree
giochi, due grandi cerchi in tappeto antishock colorato su cui di nuovo sono
incise le sagome degli animali.
Anche lo spazio della
mensa è scandito dalla sequenza degli shed con una luce calda e diffusa che
contrasta con la luce che, al tramonto, entra dalle grandi vetrate che
affacciano sul giardino.
Grazie all’utilizzo di energie alternative, l’edificio raggiunge i più
alti livelli di efficienza energetica rappresentando per la comunità di Alzano
Lombardo il primo edificio pubblico classificato NZEB (Nearly Zero Energy
Building).
Dichiara il Sindaco Bertocchi: “Il progetto è nato dalla consapevolezza che
la vecchia scuola della Busa, costruita negli Anni Cinquanta, non poteva essere
efficientata e resa antisismica con risultati soddisfacenti e così la scelta è
stata la demolizione e ricostruzione della scuola in un ambito diverso, con una
migliore esposizione solare e climatica e una posizione più centrale rispetto
alla città, al fine di facilitare l’accessibilità e la prossimità ai servizi
pubblici favorendo la didattica.
È un edificio costruito per essere sicuro, funzionale e altamente
performante e che raccoglie tutte le migliori tecnologie oggi disponibili. Una
scuola pensata e progettata per favorire nuovi modelli di apprendimento,
ospitandoli in un luogo accogliente e flessibile.”
Concludono Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini: “L’esperienza di
questo progetto ci ha dato l’occasione di conoscere un territorio ricco di
memoria antica e recente e, grazie alla collaborazione con lo studio Capitanio
e con l’impresa Perico, che bene hanno saputo tradurre per noi le esigenze della
comunità e del territorio e con cui abbiamo lavorato in grande sintonia,
abbiamo seminato un’altra scuola restituendo ai cittadini di Alzano una parte
di paesaggio oggi intercluso. Siamo onorati di aver lavorato con la comunità di
Alzano per prenderci cura delle preziose risorse storiche, artistiche e di
paesaggio e restituirle agli abitanti attraverso i bambini”.
CREDITI
Cliente: Comune di Alzano Lombardo
Progetto e direzione artistica: Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini, C+S
ARCHITECTS,
PM: Maria Alessandra Segantini con Tommaso Iaiza, Stefano Di Daniel, C+S
ARCHITECTS
Coordinamento locale, Direzione Lavori, Sicurezza, Computi: Remo Capitanio,
con Alberto Valtulini e Marina Brambati, STUDIO CAPITANIO ARCHITETTI
Oggi primo Novembre 2024, in questa triste e mesta ricorrenza il mio pensiero è rivolto alle tante e troppe vittime della strada.
In
particolare modo la mia attenzione è rivolta ai pedoni, in particolar modo ai
più piccoli – bambini che attraversano la strada per entrare e uscire da scuola
– ed agli anziani – i soggetti più deboli anche perché lenti nei movimenti e
nei riflessi -, che si trovano in balia del traffico delle nostre città e delle
manovre spesso spericolate delle nostre autovetture.
La
soluzione è ormai tragica: solo nel nostro Paese si registra il decesso di un
pedone ogni 14 ore.
E
queste continue morti comportano un elevatissimo costo: circa 17,6 miliardi di
euro all’anno.
Ho
sempre creduto che una delle più grandi cause di questi incidenti, spesso
mortali, consista nel vuoto normativo e tecnologico nelle regole della strada:
oggi noi abbiamo le strisce pedonali e i pedoni sono chiamati a mettersi in
strada pensando di avere il diritto di passare o, comunque, ad utilizzare il
buon senso, dovendo così nei fatti interpretare le intenzioni degli autisti dei
veicoli che stanno sopraggiungendo in prossimità delle strisce: l’autista si
fermerà? Rispetterà la segnaletica orizzontale? Lo sguardo dell’autista è
vigile e attento o assente e distratto? E non sempre il pedone, che non può
essere un veggente, coglie correttamente le intenzioni dell’autista, e ciò con
le nefaste conseguenze di cui sopra!
Continua
la conclusione della lettera all’ Ecc.mo Presidente Sergio Mattarella.
E
allegate più volte Raccomandate R/R alle Autorità competenti per la sicurezza, al
Ministero dello Sviluppo Economico.
Vorrei
quindi Sig. Matteo Salvini portare ora ELVIA98 alla Sua cortese Attenzione per
poter condividere la mia idea con tutti, per il bene della collettività e non
certo per il mio tornaconto.
Con
questa mia lettera le chiedo quindi di far vagliare al nostro apparato
ministeriale la bontà della mia scoperta e porre in essere quello che sarà l’uso
migliore della stessa, anche adeguando la normativa del Codice della Strada e
rimuovendo così il vuoto normativo in essere.
Io
sono sempre pronto e disponibile a condividere ELVIA98 con la collettività e a
studiare con chiunque mi voglia ascoltare le migliori applicazioni del detto
SEGNALE INDISPENSABILE SALVAVITA PEDONI per incrementare e prevenire una reale
sicurezza intesa visibile e credibile senza ombre di dubbio pericolo.
Sono Angiolino
Marangoni
un
inventore con 33 brevetti nel mio carnet.
La mia passione è per quello che non esiste, per quello che va creato e che soprattutto
possa essere
non una soluzione utile, ma possibilmente indispensabile a tutela
della vita.
Da anni il mio pensiero è rivolto alle tante e troppe vittime della strada.
In particolare la mia attenzione
è rivolta ai pedoni,
in particolar modo ai più piccoli — bambini che attraversano la strada per entrare e uscire da scuola — ed agli anziani — i soggetti più deboli
anche perché
lenti nei movimenti
e nei riflessi -, che si trovano in balia del traffico delle nostre città e delle manovre spesso spericolate delle nostre
autovetture.
La soluzione è ormai tragica: solo nel nostro
Paese si registra il decesso di un pedone ogni quattordici ore.
E queste continue morti comportano anche
un elevatissimo costo:
circa 17,6 miliardi
di euro all’anno. Ho sempre creduto che una delle più grandi cause di questi incidenti, spesso mortali, consista nel vuoto normativo e tecnologico nelle regole della strada: oggi noi abbiamo le strisce pedonali e i pedoni sono chiamati a mettersi in strada pensando di avere il diritto
di passare o, comunque, ad utilizzare
il buon senso, dovendo così nei fatti interpretare le intenzioni deli autisti
dei veicoli che stanno sopraggiungendo in prossimità delle strisce: l’autista si fermerà? Rispetterà
la segnaletica orizzontale? Lo sguardo deII’autista è vigile e attento o assente e distratto?
E non sempre il pedone, che non può essere un veggente, coglie correttamente le intenzioni
deII’autista, e ciò con le nefaste conseguenze di cui sopra!
Tuttavia gli incidenti
sono molto meno frequenti in presenza di segnaletica
semaforica, ovvero
al cospetto
di un sistema di luci che non lascia spazio all’interpretazione della volontà
altrui: il verde vale per tutti come segnale di passaggio
ed il rosso come segnale di arresto!
Sulla base di questo ragionamento
mi sono chiesto se fosse possibile dotare i veicoli stessi di un segnale chiaro che potesse
indicare senza
tema di smentita
quello che
sarebbe stato
il comportamento deIl’autista
in prossimità
degli attraversamenti
pedonali; in
altre parole,
mi sono chiesto se come esiste un segnale luminoso che indica la direzione
che un autoveicolo
intende intraprendere (la cd. Freccia) non possa anche esistere un segnale luminoso che potesse indicare
‘scientificamente’ ai pedoni la certa volontà deII’autista di
fermarsi o
meno agli attraversamenti pedonali?
Ed ancora:
un siffatto
segnale può
essere esteso
anche ad indicare
alle autovetture
che seguono
l’intenzione delI’autista
di fermarsi
in prossimità
delle strisce pedonali alla presenza di pedoni in attraversamento, così da evitare gli infausti sorpassi delle macchine ferme sulle strisce? Da questi miei continui
pensieri sin dall‘anno
“2013” ho
inventato #ELVIA98, acronimo di ’Efficace,
Luminoso, Verde,
Indispensabile e Automatico che riporta alla mia mente il nome di Mia Mamma Elvia, venuta a mancare all’età di 98 anni nel “2014” .
E queste sono le caratteristiche
della mia invenzione:
*EFFICACE: come testato su strada i pedoni attraversano sicuri e consapevoli
del comportamento
deII’autovettura in prossimità delle strisce, così
come le autovetture
che seguono
alla vista del segnale luminoso si fermano nella consapevolezza dell’arresto
del veicolo
che precede per
consentire l’attraversamento
pedonale;
*LUMINOSO: la scoperta
consiste in un sistema di luci verdi anteriore (con la scritta a led “SALVAVITA PEDONI”) e posteriore (con la scritta a led
“OSTACOLI PERICOLO”);
*VERDE: il colore verde è stato scelto per contraddistinguere il segnale dagli altri indicatori luminosi presenti
sulla strada, dai lampeggianti delle forze dell’ordine,
dai segnali di frenata, dagli indicatori di direzione,
ecc.; il verde sarebbe il colore “SOLO” del segnale di arresto degli autoveicoli in prossimità delle strisce;
“INDISPENSABILE: non c’è più tempo da attèndere, anzi siamo già in ritardo per tutte le morti che si sono già verificate per la mancanza nella nostra tecnologia e nella nostra legislazione
al riguardo
ed è indispensabile
agire con °ELVIA98;
*AUTOMATICO: il segnale luminoso è collegato
al sistema frenante
dell’autoveicolo e si accende in via automatica e sincronizzata all’atto di frenare:
non si può scegliere
e decidere,
e quindi se del caso dimenticarsi: se freno e mi fermo in prossimità delle strisce il segnale luminoso si accende automaticamente e il pedone sa con certezza di poter attraversare (in senso opposto: se il pedone non vede il segnale luminoso sa con certezza di NON poter attraversare!).
/fELVlA98 peraltro
nella sua
semplicità ed immediatezza
potrebbe essere anche facilmente
insegnata ai bambini sin daIl’asiIo;
sarebbe facile infondere
l’educazione stradale ai primi pedoni della nostra società, nonché ai soggetti più deboli che affollano le nostre strade. I bambini capirebbero immediatamente l’intuitivo
‘ordine’ sotteso
a #ELVIA98: con la Iuce verde che proviene dalI’autovettura davanti
a me attraverso, senza Iuce verde rimango fermo, come ai semafori!
Sin dal lontano “2013” ho brevettato
la mia scoperta e più volte con la pubblicità
e con la corrispondenza ho provato a portare
la mia idea all’attenzione della cittadinanza, delle forze dell’ordine, dei politici e delle amministrazioni locali, ma tanto più #ELVIA98
veniva apprezzata da tutti gli individui tanto meno veniva ascoltata dalle istituzioni!
Vorrei quindi Signor Presidente portare ora #ELVIA98 alla Sua cortese Attenzione per poter condividere la mia idea con tutti, per il bene della collettività e non certo per il mio tornaconto: io sono pronto a mettere a disposizione °ELVIA98
(avendo già pagato l’undicesima tassa del brevetto
in scadenza
il 30-11-2023;) di chiunque voglia aiutarmi ad aiutare la Società ad evitare di dover registrare un decesso ogni quattordici ore!
Con questa mia Iettera Le chiedo
quindi di
far vagliare al nostro apparato ministeriale la bontà della mia scoperta e porre in essere quello che sarà l’uso migliore della stessa,
anche adeguando
la normativa del Codice della Strada e rimuovendo così il vuoto normativo in essere.
Io sono sempre pronto e disponibile a condividere #ELVIA98 con la collettività e a studiare con chiunque mi voglia ascoltare le migliori applicazioni del detto macchinario per incrementare e prevenire la sicurezza stradale.
La ringrazio
per I’attenzione che ha dedicato
alle mie poche righe, certo che Lei si adopererà come sempre valorosamente fatto
in questi anni
al bene della nostra Società.
Sabato 30 novembre il famoso format 90 Wonderland fa tappa nel Vicentino col suo speciale Wondergirls Winter Tour. Una nuova edizione che celebra le icone femminili con una notte anni ’90 alla Discoteca Nordest
Sabato 30 novembre, la Discoteca Nordest di Caldogno (Vicenza) si prepara a ospitare l’attesissima tappa veneta del ” 90 Wonderland “, il famoso format che porta la magia dei mitici Anni Novanta in tutta Italia. Con oltre 150 eventi all’anno, per la sua sedicesima edizione il team tutto veneto composto dal direttore artistico Willy Bergamin (44 anni, Padova), dal product manager Francesco Ciconte (38 anni, originario della Calabria e residente nel Vicentino) e dal manager Davide Menegazzo (41 anni, Vicenza), ha confezionato una speciale edizione per il tour invernale, il “Wondergirls Winter Tour” dedicato alle donne.
“Abbiamo deciso di dedicare la nostra stagione alle donne, alla femminilità, all’energia che si sviluppa solo in rosa”, spiega Francesco Ciconte, “Il nostro tour invernale è un’esplosione di energia dedicata a tutte le donne. È un omaggio al loro coraggio, alla loro creatività e alla loro capacità di trasformare il mondo. Sul palco, uno spettacolo straordinario fatto di musica, luci, effetti speciali”.
90 Wonderland non è una semplice festa, ma una vera e propria immersione visual ed emotiva nell’atmosfera di un decennio che ha segnato un’intera generazione. Oltre a tanta musica targata Nineties, il programma della serata prevede anche una coinvolgente animazione con video show, effetti speciali e una scenografia ricca di riferimenti alla cultura pop degli anni ‘90, dal programma “Stranamore” ai film simbolo come Jurassik Park. Immancabili poi gli iconici chewing gum Brooklyn e le Morositas, moltissimi gadget dell’epoca e soprattutto le affascinanti Wonder Girls, le vere protagoniste del nuovo tour.
Per una notte, sabato 30 novembre, la Discoteca Nordest di Caldogno si trasformerà in un tempio della nostalgia e del divertimento, una tappa imperdibile del Wondergirls Winter Tour che promette di far rivivere tutte le emozioni di un decennio che non passa mai di moda. Dalle camicie di flanella ai pantaloni cargo, dalle hit del momento al Game Boy acceso, la notte al 90 Wonderland è pronta a trasportare tutti in un’atmosfera indimenticabile, dove la musica, i costumi e le emozioni faranno rivivere le icone e le atmosfere dei favolosi Nineties.
SCHEDE DI APPROFONDIMENTO
90 WONDERLAND – LA STORIA 90 Wonderland è il più grande party show anni Novanta d’Italia, un format che quest’anno compie 16 anni. La direzione del team di lavoro è curata da Willy Bergamin, 43enne direttore artistico di Padova, Francesco Ciconte, 37enne product manager calabrese trapiantato nel Vicentino, e Davide Menegazzo, 40enne manager gestionale di Vicenza. La loro passione – e la loro comune età – li hanno fatto ideare il format ancora nel 2008. Nel corso degli anni sono riusciti ad organizzare quasi 400 eventi, in media una ventina ad ogni stagione con picchi di una settantina all’anno in tutta Italia prima del periodo del Covid (record che dovrebbe venir migliorato quest’anno). Va precisato che il team organizzativo dei tre propone anche altri due format, uno dedicato agli anni Duemila (il Duemila Wonderland) e l’altro è il fratello minore del decennio precedente, il “It’s 90 Time – Il party anni 90”. Una macchina da divertimento senza pari, capace di gestire circa 150 serate nel corso dell’anno.
LE HIT CHE SI BALLERANNO Durante il format di “90 Wonderland” si suoneranno le più belle hit pop, rock e dance anni 90 mixate a raffica, brani indimenticabili da cantare e i singoli che hanno scalato le classifiche dal 1990 al 2000. Eccone alcune: Green Day Basket Case // Corona The Rhythm Of The Night // Snap Rhythm Is A Dancer // Ice Mc Think About The Way //La Bouche Sweet Dreams // Spin Doctors Two Princes // Datura Yerba Del Diablo // Alexia The Summer Is Crazy// Haddaway What Is Love // Eiffel 65 Blue // Gigi D’agostino L’ Amour Toujours // Vengaboys Boom, Boom, Boom, Boom!! // The Soundlovers Surrender // Aqua Barbie Girl // 883 Hanno Ucciso L’uomo Ragno // The Prodigy Firestarter // Lunapop 50 Special // Captain Hollywood More And More // Mabel Bum Bum // Prezioso & Marvin Tell Me Why // Da Blitz Let Me Be // Dr. Alban It’s My Life // Kim Lukas Let It Be The Night // Robert Miles Children // Take That Back For Good // Red Hot Chili Peppers Californication // Britney Spears Crazy // Gun’s N’ Roses Knockin On Heaven’s Door Ace Of Base All That She Wants // Usura Open Your Mind // Spice Girls Wannabe // Backstreet Boys I Want It That Way // Blur Song 2 // R.E.M. Losing My Religion // Neja Restless // The Chemical Brothers Hey Boy Hey Girl // Modo Einszwei Polizei // Nirvana Smells Like Teen Spirit.
Sabato 30 novembre il famoso format 90 Wonderland fa tappa nel Vicentino col suo speciale Wondergirls Winter Tour. Una nuova edizione che celebra le icone femminili con una notte anni ’90 alla Discoteca Nordest
Sabato 30 novembre, la Discoteca Nordest di Caldogno (Vicenza) si prepara a ospitare l’attesissima tappa veneta del ” 90 Wonderland “, il famoso format che porta la magia dei mitici Anni Novanta in tutta Italia. Con oltre 150 eventi all’anno, per la sua sedicesima edizione il team tutto veneto composto dal direttore artistico Willy Bergamin (44 anni, Padova), dal product manager Francesco Ciconte (38 anni, originario della Calabria e residente nel Vicentino) e dal manager Davide Menegazzo (41 anni, Vicenza), ha confezionato una speciale edizione per il tour invernale, il “Wondergirls Winter Tour” dedicato alle donne.
“Abbiamo deciso di dedicare la nostra stagione alle donne, alla femminilità, all’energia che si sviluppa solo in rosa”, spiega Francesco Ciconte, “Il nostro tour invernale è un’esplosione di energia dedicata a tutte le donne. È un omaggio al loro coraggio, alla loro creatività e alla loro capacità di trasformare il mondo. Sul palco, uno spettacolo straordinario fatto di musica, luci, effetti speciali”.
90 Wonderland non è una semplice festa, ma una vera e propria immersione visual ed emotiva nell’atmosfera di un decennio che ha segnato un’intera generazione. Oltre a tanta musica targata Nineties, il programma della serata prevede anche una coinvolgente animazione con video show, effetti speciali e una scenografia ricca di riferimenti alla cultura pop degli anni ‘90, dal programma “Stranamore” ai film simbolo come Jurassik Park. Immancabili poi gli iconici chewing gum Brooklyn e le Morositas, moltissimi gadget dell’epoca e soprattutto le affascinanti Wonder Girls, le vere protagoniste del nuovo tour.
Per una notte, sabato 30 novembre, la Discoteca Nordest di Caldogno si trasformerà in un tempio della nostalgia e del divertimento, una tappa imperdibile del Wondergirls Winter Tour che promette di far rivivere tutte le emozioni di un decennio che non passa mai di moda. Dalle camicie di flanella ai pantaloni cargo, dalle hit del momento al Game Boy acceso, la notte al 90 Wonderland è pronta a trasportare tutti in un’atmosfera indimenticabile, dove la musica, i costumi e le emozioni faranno rivivere le icone e le atmosfere dei favolosi Nineties.
SCHEDE DI APPROFONDIMENTO
90 WONDERLAND – LA STORIA 90 Wonderland è il più grande party show anni Novanta d’Italia, un format che quest’anno compie 16 anni. La direzione del team di lavoro è curata da Willy Bergamin, 43enne direttore artistico di Padova, Francesco Ciconte, 37enne product manager calabrese trapiantato nel Vicentino, e Davide Menegazzo, 40enne manager gestionale di Vicenza. La loro passione – e la loro comune età – li hanno fatto ideare il format ancora nel 2008. Nel corso degli anni sono riusciti ad organizzare quasi 400 eventi, in media una ventina ad ogni stagione con picchi di una settantina all’anno in tutta Italia prima del periodo del Covid (record che dovrebbe venir migliorato quest’anno). Va precisato che il team organizzativo dei tre propone anche altri due format, uno dedicato agli anni Duemila (il Duemila Wonderland) e l’altro è il fratello minore del decennio precedente, il “It’s 90 Time – Il party anni 90”. Una macchina da divertimento senza pari, capace di gestire circa 150 serate nel corso dell’anno.
LE HIT CHE SI BALLERANNO Durante il format di “90 Wonderland” si suoneranno le più belle hit pop, rock e dance anni 90 mixate a raffica, brani indimenticabili da cantare e i singoli che hanno scalato le classifiche dal 1990 al 2000. Eccone alcune: Green Day Basket Case // Corona The Rhythm Of The Night // Snap Rhythm Is A Dancer // Ice Mc Think About The Way //La Bouche Sweet Dreams // Spin Doctors Two Princes // Datura Yerba Del Diablo // Alexia The Summer Is Crazy// Haddaway What Is Love // Eiffel 65 Blue // Gigi D’agostino L’ Amour Toujours // Vengaboys Boom, Boom, Boom, Boom!! // The Soundlovers Surrender // Aqua Barbie Girl // 883 Hanno Ucciso L’uomo Ragno // The Prodigy Firestarter // Lunapop 50 Special // Captain Hollywood More And More // Mabel Bum Bum // Prezioso & Marvin Tell Me Why // Da Blitz Let Me Be // Dr. Alban It’s My Life // Kim Lukas Let It Be The Night // Robert Miles Children // Take That Back For Good // Red Hot Chili Peppers Californication // Britney Spears Crazy // Gun’s N’ Roses Knockin On Heaven’s Door Ace Of Base All That She Wants // Usura Open Your Mind // Spice Girls Wannabe // Backstreet Boys I Want It That Way // Blur Song 2 // R.E.M. Losing My Religion // Neja Restless // The Chemical Brothers Hey Boy Hey Girl // Modo Einszwei Polizei // Nirvana Smells Like Teen Spirit.
Due fratelli vicentini fondano la start up che rivoluziona il mondo degli Ncc. Gli utenti chiedono la corsa, l’app fornisce il prezzo migliore e sarà integrata con proposte di intrattenimento notturno. Già arrivati i primi finanziamenti. I founder: “Il mercato dell’autonoleggio non è digitalizzato, proponiamo soluzioni per le aziende che cercano il miglior prezzo”. I dati: in Veneto ci sono quasi diecimila Ncc, di questi 1.800 a Vicenza
In una recente indagine, la testata giornalistica Wired è riuscita a collegare svariati database nazionali ed è arrivata alla conclusione che i taxi in Italia sono 28.604 e gli Ncc 127.508, ovvero più del quadruplo delle auto bianche. Incrociando banche dati connesse al registro informatico pubblico nazionale delle imprese titolari di licenza per il servizio taxi e noleggio con conducente (Ncc) si è scoperto che in Veneto le licenze Ncc superano di gran lunga quelle dei taxi: 9.864 contro 827. In pratica, ci sono più di 10 ncc rispetto a ogni tassista.
Va precisato che nell’analisi dei dati si ipotizza che sia residuale il numero di tassisti che dopo aver ottenuto una licenza che li vincola ad esercitare in un comune si siano trasferiti fuori provincia. Entrando nel dettaglio delle singole province, a Verona il record dei taxisti (247, contro 1761 ncc), a Venezia ci sono 225 taxisti (1421 ncc), a Padova 183 auto bianche e 1690 autisti privati, a Vicenza 66 taxisti e 1800 ncc, a Treviso 64 taxisti e 2242 ncc; chiudono la classifica Belluno (23 taxi e 497 ncc) e Rovigo (rispettivamente 19 e 453).
L’ecosistema del trasporto “privato” è peraltro al centro della polemica da anni in Italia, le ultime diatribe sulla possibilità di concedere nuove licenze Ncc hanno infiammato il mondo dei tassisti. I tentativi di alcuni giganti internazionali dello car sharing e del servizio di trasporto automobilistico privato di penetrare questo mercato sono stati rallentati da normative molto complesse.
In questa nicchia di mercato è nata Parteasy, tech start up con base nel Vicentino, che si è data come obiettivo quello di mettere in contatto Ncc con locali ed eventi, è di fatto di fatto è la prima applicazione esistente in Italia che unisce il mondo dei professionisti della nightlife e quello del trasporto privato. I founder sono due fratelli vicentini. Davide Bedin ha 23 anni, parla inglese, francese e cinese dopo aver frequentato il Liceo Linguistico. Il fratello, Mattia, ha due anni in più e si è diplomato ragioniere. Il progetto è assistito nell’hub di Confartigianato Vicenza, che ha preso parte all’adeguamento della piattaforma alla normativa vigente nel settore Ncc.
“Esistono delle applicazioni interne al mondo degli Ncc, ma nessuna fino ad oggi lavora su un pubblico mirato e precisamente targettizzato”, spiegano i due fratelli vicentini. “Di fatto, è un mercato che non è ancora stato digitalizzato e dove altri modelli internazionali non riescono a diventare dominanti, anche perché non garantiscono agli Ncc dei valori minimi per il viaggio”.
Entrando nel dettaglio, l’utente di Parteasy può navigare nell’App, scegliere il locale dove andare a chiedere ad un Ncc convenzionato di venirlo a prendere e di riportarlo a casa. A prezzi spesso migliori rispetto ai tassisti normali, ma questo dipende dall’offerta del momento. Il test pilota inizierà nel Vicentino questo autunno, già coinvolti una ventina di Ncc.
Si è arrivati al test dopo anni di lavoro. Nel corso dell’ultimo triennio sono state sviluppate la piattaforma web e il business model: l’app è gratuita per gli utenti e ci saranno dei particolari protocolli di adesione per gli Ncc. Per sondare il mercato, sono stati realizzati incontri tra Roma, Genova, Vicenza e Venezia. Non solo, è arrivato anche uno speciale finanziamento da Invitalia dedicato alle imprese che propongono idee innovative sul mercato.
“La nostra generazione è più consapevole di quelle precedenti sui temi della sicurezza stradale: patente, serenità, comodità e comunità vanno di pari passo”, spiegano Davide e Mattia Bedin. “Crediamo anche che serva massima attenzione da parte degli organizzatori di eventi nel fornire un servizio in linea con i tempi, che preveda il trasporto, considerato che esperienze di questo genere già esistono all’estero. In Veneto, oggi la domanda di trasporto c’è, ma non viene soddisfatta coi meccanismi attuali. È necessario contribuire alla digitalizzazione del settore degli Ncc”.
L’app, peraltro, non è destinata solo al mondo della movida. Esistono infatti dei piccoli ecosistemi locali dove potrebbe rapidamente prender piede, in base alla località riesce a proporre un servizio su misura: il progetto Parteasy sa adattarsi al contesto. Qualche esempio? Nel Veronese potrebbe essere usato per visitare l’area della Valpolicella e dei vigneti, sul Litorale con specifici prodotti collegati al turismo di Jesolo; in zona Firenze si potrebbe pensare all’evento del Pitti o a Milano alla gestione del traffico di persone in zona aeroporto.
Quello che manca, e che Parteasy cerca di portare come servizio all’utente è una soluzione che inglobi tutta l’offerta degli Ncc, e che filtri, poi, le richieste in base alle esigenze del singolo utente finale proponendo le migliori offerte. “La nostra App sta già riscontrando un enorme interesse tra gli addetti ai lavori”, concludono i due giovani startupper vicentini. “Ora attiviamo il test pilota su Vicenza e poi miriamo ad espanderci in tutto il Veneto, a partire da Jesolo. Ma l’ambizione è quella di aprire filiali in tutta Italia, per questo stiamo organizzando incontri in tutte le province con gli Ncc per chiedere a loro di aderire al nostro progetto”.